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Basta con la favola dell'uomo "cattivo"

di ghinetto (04/03/2007 - 18:00)

Basta con la favola dell’uomo “cattivo”
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 27.8.2005

Fine agosto: tempo di funghi, e di fungaioli. Per allargare i miei orizzonti oltre i classici porcini e finferli compro un best seller del settore, Funghi dei nostri boschi, di C. Mayr, giunto alla dodicesima edizione. Alle pagine 13-15 trovo una brillante “classificazione del fungaiolo”. Il primo tipo elencato è quello del fanatico-integrale, “il grande rastrellatore”, colui che raccoglie tutto ciò che non è velenoso e distrugge senza pietà ogni altro fungo.
Il secondo esemplare è quello del fungaiolo-ragioniere, il villeggiante che raccoglie, seleziona, pulisce, essica e stipa in attesa del ritorno in città. La vacanza viene trasformata in una raccolta indefessa che va a ripianare, nel bilancio familiare, le spese della villeggiatura. C’è poi il raccoglitore di minifunghi, specializzato nel cavare dal terreno microscopici esemplari di finferli, nonché il millantatore vanaglorioso che, anche in periodo di estrema penuria, sostiene di aver dovuto lasciar perdere dei bellissimi boleti per mancanza di posto nel paniere. Da queste specie di fungaioli si differenzia il cercatore serio e professionale, perennemente in competizione con l’altro cercatore, di cui soppesa con un’occhiata a volo la consistenza del paniere.
Ed eccoci al punto. “Infine, per fortuna, esiste ancora il tipo del micologo disinteressato e romantico. Egli non pensa affatto alla raccolta, ma trova uno squisito piacere nell’osservare le multiformi creature che spuntano dalla terra del bosco. Ogni tanto gli avviene di scoprire un vecchio, grosso porcino, ben celato tra le frasche e i mirtilli. Acciaccato dall’età e rosicchiato dalle lumache, esso pare volersi asciugare il cappello umidiccio al poco sole che passa tra i rami degli alberi. Un simile incontro, che al fungaiolo predatore ispira solo il rammarico di non essere passato di là in tempo utile, è invece motivo di soddisfazione per il romantico, lieto che almeno quell’esemplare sia potuto sfuggire alla caccia spietata dell’uomo”.
Nonostante la vacanza e l’intenzione iniziale, la lettura si fa seria. Perché una guida per cercatori di funghi deve dipingere quale fungaiolo ideale colui che non raccoglie i funghi? Perché l’unico fungaiolo buono sarebbe un fungaiolo romantico, uno che i funghi non li mangia ma li contempla soltanto? Perché il fungaiolo ha meno diritti della lumaca di godersi un risotto coi porcini?
Perché, in definitiva, questo luogo comune dell’uomo nemico dell’ambiente, sempre e comunque? Che senso ha questo doppio mito romantico della natura buona, e dell’uomo – che evidentemente non fa parte della natura – cattivo? Già e poi, per essere concreti, che cosa mangia il nostro fungaiolo romantico? Se deve privarsi di tutto ciò che, nella scala dell’essere, è pari o superiore al fungo, resta davvero ben poco…
Certo, c’è una parte di verità dietro a quanto scrive Mayr. Se siete stati in un bosco quando ha appena finito di piovere, gli alberi sgocciolano ancora e qualche raggio brillante si fa strada tra i rami, mentre tutto intorno a voi spiccano i funghi colorati di ogni specie buona e cattiva, sapete quale tristezza sia, per contro, il bosco calpestato e distrutto, i funghi scovati uno ad uno e mozzati senza pietà. Ma questo non significa che l’intervento dell’uomo nel bosco sia sempre negativo e che mangiare i funghi sia intrinsecamente un male! Personalmente amo il bosco e amo i funghi. Amo scoprire i porcini tra le pigne e le foglie, immersi nel muschio di un bosco così intricato che sembra non essere mai stato attraversato da creatura umana. E amo mangiarli con la polenta e il risotto e in una delle mille ricette italiane.
Dietro la condanna della raccolta c’è invece il ripudio della nostra tradizione italiana – e cattolica – della “cucina totale”, dell’inclusione di ogni animale e vegetale nella nostra gastronomia. Così, con il diffondersi di altre culture religiose – ebrei, musulmani, protestanti, orientali e orientaleggianti di vario tipo – stanno prendendo piede anche in Italia tradizioni culinarie piene di tabù: no al maiale, alle rane, alla vacca, no a certi piatti combinati.
A ciò si aggiunge una certa vulgata ambientalista romantica che, solo parzialmente conscia di ciò che è avvenuto in migliaia di anni di antropizzazione della terra, ritiene che OGNI intervento dell’uomo provochi un danno all’ambiente. Che l’uomo non possa che danneggiare il biotopo, depauperare la fauna, offendere l’ambiente. Che l’uomo non possa essere che un predatore nei confronti della natura. Meglio allora togliere tutti i denti a questo predatore, costringerlo solo a sorbire brodini. Dietro la condanna del “fungaiolo predatore” c’è infatti la condanna fondamentalista e assoluta dell’uomo che usa il mondo. Non si distingue qui, come fa invece una certa tradizione etica, tra un uso umano, rispettoso, tipico dell’amministratore di un bene che deve essere trasmesso ad altri e un uso disumano, utilitaristico, tipico dello sfruttatore che vuole spremere e gettare ciò che possiede in esclusiva. No, qui la condanna è totale, definitiva, assoluta.
Qualche settimana fa sono stato invitato a un convegno organizzato in Sicilia, in una cala vicino a Terrasini.
Il centro convegni, costruito a partire dagli anni Sessanta, ospitava oltre settanta persone, alloggiate in camere perlopiù singole, con molti locali spaziosi, un campo da calcetto, uno da tennis, uno da pallacanestro, un teatro all’aperto per quattrocento spettatori… Dal mare non si vedeva un solo mattone: solo palme, alberi di stelle di natale, oleandri, eucalipti, fichi d’india e fiori di ogni varietà. Mi hanno mostrato le foto di quarant’anni fa: al posto di questo paradiso terrestre continuamente irrigato c’era un deserto, con pochi arbusti seccati dal sole implacabile.
Ammettiamolo: quando vuole e quando viene disciplinato da regole ben fatte, l’uomo sa bene come trasformare il deserto in paradiso terrestre, la palude ravennate in pineta, i nostri calanchi appenninici in verdissime distese di conifere. L’uomo non sa solo cementificare, sa anche costruire. Sa cogliere i funghi, goderne, senza distruggere il bosco. L’intervento dell’uomo sull’ambiente, compresa la raccolta dei funghi, è da disciplinare, non da proibire. Evviva i funghi! E buon appetito.

Tag: Ambientalismo

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