Quanti danni ha fatto Imagine
Quanti danni ha fatto Imagine
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 15.12.2005
Celebrato l’anniversario della morte, possiamo ora calcolarne i danni. Mi riferisco a “Imagine”, la canzone “culto” di John Lennon. Il sogno del Beatle dagli occhi mandorla era un mondo senza cielo soprannaturale e senza inferno, ma solo con un cielo meteorologico (Imagine there's no heaven, No hell below us, Above us only sky); un mondo dove non ci siano non solo motivi per uccidere, ma neanche motivi per cui valga la pena vivere (Nothing to kill or die for); un mondo fatto di persone che vivono solo per l’oggi e che condividono paritariamente i beni della terra (Imagine all the people Living for today; Imagine all the people Sharing all the world); una fratellanza di persone (A brotherhood of man), insomma, che ha rimosso tutti i pretesti di divisione: patria, fede, proprietà personali (Imagine there's no countries, And no religion too, Imagine no possessions).
Sogno compiuto di chi vuole sostituirsi al Creatore, “Imagine” rappresenta perfettamente lo stato di confusione mentale del “sessantottino” di ieri e di oggi: un utopista che rifiuta il Cielo di Dio ma che lotta per creare il cielo dell’uomo sulla terra; uno che vive di diritti d’autore e che canta l’auspicabile fine della proprietà privata; un idealista che ripudia compromessi e mezze misure ma che esalta l’assenza di motivazioni per cui vivere; un uomo tutto proteso verso un domani migliore e che però si riconosce in “gente che vive solo per l’oggi”; una persona che ha fatto del suo credo una vera e propria religione ma che nega diritto d’esistenza ad ogni fede particolare; una persona che ha fatto della memoria di John Lennon e del ’68 la sua patria ideale e che inneggia all’assenza di ogni patria reale.
Con la sua accattivante musichetta, “Immagine” è in realtà una delle versioni moderne della Gnosi, il secolare nemico del realismo cristiano. Il realismo cristiano afferma l’intrinseco limite dell’uomo e dei suoi prodotti, compresa la società; afferma inoltre che, nonostante tutti i nostri sforzi di riformarlo, questo mondo resterà imperfetto fino alla sua consumazione finale e che, ancora, la salvezza da questa imperfezione, di cui la morte è parte integrante, avviene mediante l’adesione al limpido messaggio del Vangelo ed alla Chiesa di Cristo, una comunità di peccatori resa santa dalla presenza dello Spirito Santo.
Il pensiero gnostico nelle sue varie versioni, soprattutto moderne, afferma che, se il mondo è difettoso, l’uomo è invece potenzialmente perfetto; che il male dell’universo è frutto di un’errata programmazione, e che un’élite di persone straordinarie è in possesso della misteriosa ricetta capace di rivoluzionare il mondo, di ri-crearlo.
La lotta irriducibile tra le antinomie Uomo limitato-Uomo perfetto, Mentalità riformista-Progetto di ri-creazione del mondo, Messaggio universale-Messaggio misterioso, Paradiso in Cielo-Paradiso in terra, Salvezza di tutti mediante le opere-Salvezza di un’élite mediante una certa conoscenza, ebbene la lotta tra questa serie di opposizioni segna l’intera storia dell’Occidente.
Al termine di questa lunga storia, dunque, chiamiamo qualcuno e ci risponde una segreteria telefonica con la musichetta di “Imagine”. E l’innocente segreteria ci ammannisce l’ennesima ricetta infallibile di questa Gnosi e del suo Profeta John Lennon: basta rinunciare alla fede, alla patria e alla proprietà, immergersi nell’amore libero della comune hippy, basta lasciarsi guidare da un guru che sa come gestire le droghe sintetiche ed ecco finirà il limite, la finitezza umana, la sofferenza.




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