Ecco perche' la scuola non va
Ecco perché la scuola non va
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 22.12.2006
Vengo nominato presidente di una Commissione di Concorso per futuri presidi dell'Emilia Romagna. Me lo ha chiesto un amico, dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale. Vincendo le ritrosie che da Petrarca in poi bloccano letterati e umanisti quando è il momento di parlare di soldi, già alla prima telefonata gli ho chiesto se era previsto un compenso. “Sì – mi ha risposto – ma, onestamente, non si partecipa alle commissioni di concorso per arricchirsi”. “Arricchirmi? A spese dei futuri presidi e del Ministero della Pubblica Istruzione? Non l'ho mai pensato”.
Ieri – la riunione di insediamento della Commissione. Una Commissione di persone interessanti, preparate, ben disposte. Lavoriamo sodo tutta la mattina per stabilire il calendario delle prove, un calendario strettissimo, fitto fitto, dato che il Ministro vorrebbe destinare questi presidi alle scuole già l'anno prossimo. Una delle difficoltà maggiori nel disporre il calendario è data dall'obbligo, previsto esplicitamente dal bando di concorso, di evitare che le prove coincidano “con i giorni festivi, con le festività religiose ebraiche e valdesi”. Fantastico! Significa che il Ministro vuole che lavoriamo sodo sbrigando tutto il concorso, comprensivo anche di un corso di formazione di 4 mesi, entro l'estate prossima, evitando domeniche, sabati, e festività varie. Strano che qualche musulmano non abbia reclamato il diritto al venerdì, ma sono sicuro che è solo una questione di tempo. Al prossimo concorso la Commissione potrà lavorare solo i primi quattro giorni della settimana, sempre che non cadano festività di altro tipo. È il multiculturalismo strisciante che, mentre gli intellettuali discutono, qualcuno al Ministero provvede a introdurre per legge. Non mi risulta che nessuno abbia mai chiesto esplicitamente agli Italiani se erano disposti a far sì che la minoranza ebrea (Quanti sono? Trentamila? Quarantamila?) imponesse la festività del sabato al funzionamento del Ministero, cioè allo Stato, a noi! Lungi da me, sia ben chiaro, una qualunque critica nei confronti del popolo ebreo, che ammiro e amo, ma una cosa è l'appartenenza religiosa e un'altra è l'organizzazione dello Stato. In Turchia, ad esempio, per scelta laicissima si è voluto che il venerdì fosse giorno lavorativo, mentre il giorno di festa è la domenica. E questo nonostante che la stragrande maggioranza dei Turchi sia musulmana. 
Capisco che l'affermazione suoni politicamente scorretta, ma la scelta del giorno di festa da parte dello Stato non può rispettare tutte le minoranze, pena l'impossibilità di lavorare! Tra l'altro, già solo a livello di Ministero della Pubblica Istruzione, come si può organizzare una scuola in cui professori e studenti chiedano il rispetto delle loro singole festività religiose? Perfino la Bozza d'intesa con lo Stato italiano redatta dall'Unione delle comunità islamiche in Italia è assai più elastica e ragionevole: “I musulmani dipendenti dallo Stato [...] - recita l'articolo 3 della Bozza - hanno diritto di partecipare, su loro richiesta, alla preghiera congregazionale del Venerdì nei luoghi di culto Islamici. Tale diritto è esercitato nel quadro della flessibilità dell'organizzazione del lavoro. Restano comunque salve le imprescindibili esigenze dei servizi essenziali previsti dall'ordine giuridico”. E ancora: “Nel fissare il diario di prove di concorso le autorità competenti terranno conto dell'esigenza di cui sopra. Nel fissare il diario degli esami, le autorità scolastiche adotteranno in ogni caso opportuni accorgimenti onde consentire ai candidati musulmani che ne facciano richiesta di sostenere in altro giorno le prove di esame fissate nel giorno di venerdì. Si considerano giustificate le assenze degli alunni musulmani dalla scuola nelle ore interessate dalla svolgimento della preghiera congregazionale nel giorno di venerdì, e ciò su richiesta dei genitori o dell'alunno se maggiorenne”.
Com'è evidente, si cerca qui di conciliare il diritto di culto del singolo con le imprescindibili esigenze della macchina statale. In ogni caso non si chiede di imporre per legge che tutti i candidati rispettino il calendario religioso islamico. A noi Commissari del concorso per futuri presidi, invece, è imposto per legge, cioè attraverso quanto scritto nel Bando di concorso, il rispetto del calendario religioso ebraico e valdese. Ha senso tutto questo? Non sarebbe sufficiente che, sulla falsariga di quanto previsto dall'UCOII, la Commissione “prendesse gli opportuni accorgimenti onde consentire ai candidati ebrei che ne facciano richiesta di sostenere in altro giorno le prove di esame fissate nel giorno di sabato”?
Concludiamo la mattinata organizzando le prove di concorso che prevedono, secondo quanto è scritto nel Bando, un primo colloquio di 45 minuti, la valutazione dei titoli, una prova scritta e un secondo colloquio per ogni singolo candidato. Tornato a casa, mia moglie – che deve aver saltato il corso su Petrarca, a suo tempo – mi chiede del compenso. Controllo nella cartellina predisposta dai solerti funzionari dell'Ufficio Scolastico Regionale: 258,23 euro come base per l'intero concorso, a cui va aggiunto il compenso di 0,62 euro per candidato. In tutto, si tratta di 357,43 euro. Ore lavorative previste: 390. Paga oraria: 90 centesimi. Il tutto fuori sede, rimborso pasti solo se si superano le 8 ore di lavoro.
Mentre rifacciamo increduli i conti sulla tavola della cucina, i miei figli girano al largo: forse si vergognano un po' del loro babbo professore universitario di I fascia a 90 centesimi all'ora, forse hanno deciso nobilmente di non aggravare una situazione già di per sé deprimente, o forse, ancora, paventano un drastico ridimensionamento della loro paghetta... Cerco di difendere la mia scelta con argomenti nobili, la responsabilità dell'incarico, la necessità di persone affidabili, scagiono completamente il mio amico dirigente (ora capisco perché non trovava altri docenti disponibili). Ma sotto brucia. Più che per me, mi brucia per questa povera Italia in mutande, che pretende che un preside venga valutato da Commissari che lavorano per 90 centesimi all'ora.



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