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Piccola mano di speranza

di ghinetto (13/03/2007 - 17:34)

Piccola mano di speranza
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 3.2.2006

Lo so, la maggior parte di voi saprà già la storia e avrà già visto le foto. Dunque, scrivo per i 25 lettori che ancora ne sono all’oscuro. Gli altri si commuovano ancora una volta.
Si commuovano davanti a Samuel Armas, “feto” di 21 settimane che allunga la sua piccola mano dall’utero e stringe il dito del chirurgo che l’ha appena operato e gli ha ridato la salute. 21 settimane dal concepimento: un’età in cui in Italia, come negli Stati Uniti si può abortire, si può far fuori un bambino come questo che sporge la sua “piccola mano di speranza”.
 


Ecco dunque la storia che non conoscevo, e che mi ha segnalato Alessandra Nucci, valida collaboratrice delle Ragioni dell’Occidente.
Nel 1999, Julie Armas, una giovane infermiera di Atlanta scoprì che il bambino che portava in grembo, il “feto”, era affetto da spina bifida, un lesione congenita delle vertebre che provoca gravi disturbi motori fino alla paraplegia, nonché problemi alla vescica e allo sfintere anale. In questi casi, solitamente, si interveniva nelle prime ore dopo la nascita del bambino, riducendo le deformità della colonna vertebrale e avviando poi i pazienti verso una lunga riabilitazione che, grazie a tutori, grucce e sedie a rotelle consentiva ai malati di spina bifida di pervenire ad un certo livello di autonomia. Con le ecografie, la malattia poteva essere diagnosticata abbastanza presto, già a 12-14 settimane dal concepimento; poi, fino a pochi anni fa, genitori e medici non potevano far altro che osservare l’aggravarsi della malattia man mano che la gravidanza procedeva.
Ora, la giovane infermiera di Atlanta venne a sapere che il dott. Joseph Bruner della clinica della Vanderbilt University di Nashville, invece di aspettare la nascita dei bambini affetti da spina bifida, li operava mentre erano ancora dentro l’utero. Estratto temporaneamente l’utero e posato sull’addome della madre, grazie ad una piccola incisione, i piccoli venivano operati rimanendo dentro la loro comoda “casa”.
 
E qui avvenne il fatto straordinario documentato dalle foto di Michael Clancy, un fotoreporter di USA Today, inviato dal giornale per riprendere la tecnica innovativa del dott. Bruner. “Terminata l’operazione – ha poi testimoniato il fotografo – vidi che l’utero si scuoteva ma non c’era nessuna mano vicino. Qualcosa lo scuoteva dall’interno. Improvvisamente un braccio intero si sporse fuori dall’apertura, quindi si ritirò fino a mostrare solo una piccola mano. Il medico lo toccò e sollevò la mano, che reagì e strinse il dito del dottore. Come se volesse testare la sua forza, il dottore scosse il piccolo pugno. Samuel – così si sarebbe chiamato il bambino - strinse il dito. Scattai la foto!”.
La madre confessò: “Io e mio marito abbiamo pianto per giorni, guardando quelle fotografie. Ci ricordavano che la mia gravidanza non riguardava una malattia o un handicap, ma una piccola persona”. Le foto dicono tutto, raccontano la lotta per la vita del piccolo Samuel, il cucciolo d’uomo a cui appartengono la piccola mano e il piccolo braccio, minuscoli ma perfettamente formati.
La storia sembrerebbe di quelle indiscutibili, da magone nel petto. E invece no. Dopo la pubblicazione degli scatti di M. Clancy cominciò l’interpretazione “politica” delle foto, con due versioni nettamente contrapposte. Le foto e il racconto del fotografo sembrano documentare la prima “interazione” di un “feto” di 21 settimane con l’esterno. Tralasciamo le letture “romanzate” del fatto, quelle che vedono nell’allungarsi della mano di Samuel una sorta di ringraziamento nei confronti del chirurgo. Se certamente è forzato parlare di un’espressione di “ringraziamento”, è altrettanto certo che una “interazione” è avvenuta, è qui, indubitabile, sotto i nostri occhi. Ora, è evidente che se si parla di interazione di un “feto” di 21 settimane sono da rivedere tutte le legislazioni in materia di aborto. Di più: sono da dichiarare omicidi legalizzati tutti gli aborti avvenuti a partire dalle 21 settimane. E questo è un bel problema politico e morale.
Qui venne in soccorso la seconda versione, data niente meno che dal dott. Bruner. Questi negò anzitutto tutte le versioni circolanti che descrivevano il suo stupore davanti alla straordinaria “interazione”; anzi, il chirurgo negò che il piccolo bambino avesse allungato autonomamente il braccio fuori dall’utero e dette la sua interpretazione delle foto: “A seconda del punto di vista politico di ognuno, questo può essere Samuel Armas che stende il braccio fuori dall’utero e tocca il dito di un suo simile, oppure sono io che tiro fuori dall’utero la sua mano… ed è questo in effetti quello che io feci”. Conclusione del dott. Bruner: si tratta di foto “in posa”; madre e bambino era anestetizzati, non potevano interagire; il resto è inventato dal fotografo.
Rapida conclusione: il fotografo, messo in dubbio nella sua professionalità, invece di vincere il Pulitzer, ha di fatto perso il lavoro. Il medico, se Dio vuole, ha ulteriormente affinato la tecnica di chirurgia intrauterina. Samuel Armas è un vivace bambino pieno di salute. Ma osservate la sequenza di immagini che il fotografo ha messo in linea sul suo sito (www.michaelclancy.com/story.html) e ditemi se non ha ragione lui: il bambino stringe chiaramente il pugno, un movimento che il chirurgo non può certo provocare. Sarà risveglio intraoperatorio, sarà qualcos’altro che i medici devono ancora spiegare, ma, per Giove, quella è la mano di Samuel che si muove e stringe il dito del dottore!

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