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E dopo Carosello, tutti a letto!

di ghinetto (14/03/2007 - 20:36)

E dopo Carosello, tutti a letto!
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 5.1.2007

Il 1 gennaio del 1977, esattamente trentant'anni fa, andava in onda per l'ultima volta “Carosello”, un programma iniziato vent'anni prima. “Carosello”, sia detto per i giovani nati sotto il segno di Mediaset e di MTV, era lo spazio pubblicitario RAI che separava la cena delle famiglie italiane dai programmi della serata. Per molti bambini, poi, l'allegra tarantella che faceva da sigla al Carosello era anche il capolinea della giornata. Come si diceva allora: “Guardate Carosello, e poi a letto!”
Ricordare oggi il Carosello, tuttavia, non significa solo aprire le porte alla nostalgia di chi ha più di trent'anni, ma anche rievocare un'altra epoca televisiva e pubblicitaria, un'altra cultura, un'altra Italia. La RAI del Carosello era una televisione di stato che si prefiggeva finalità educative: lo testiniano programmi come “Non è mai troppo tardi” dedicato agli analfabeti che intendevano imparare a leggere e scrivere attraverso il mezzo televisivo (antesignano ben più nobile delle odierne università telematiche); oppure, a un diverso livello, il fine educativo della tivù di stato si manifestava nei magnifici sceneggiati tratti dai migliori testi letterari dell'Ottocento (Guerra e pace, I promessi sposi, I fratelli Karamazov ecc.). Era una televisione che aveva una sua moralità, in certi casi addirittura bacchettona, se un programma satirico come “Un, due, tre” poteva venire oscurato per la semplice allusione di Tognazzi e Vianello ad una caduta dalla sedia del Presidente della Repubblica Gronchi.
I cinque comunicati pubblicitari da 1 minuto e 45 secondi di cui Carosello era costituito facevano parte a pieno titolo di quella cultura televisiva. La televisione di stato nella sua prima contrattazione con le aziende aveva imposto di produrre pubblicità sotto forma di minifilm, di scenetta, di breve racconto: solo gli ultimi 30 secondi potevano pubblicizzare esplicitamente il prodotto, il cui nome non poteva tuttavia essere ripetuto più di tre volte. Non vi potevano essere allusioni all'ambito sessuale, all'amoralità, alla violenza. Erano tassativamente escluse pubblicità di biancheria intima, e perfino parole di cattivo gusto come “sudore” e “forfora” (in compenso la scenetta della “Brillantina Linetti” era una delle più gustose!).
L'Italia che cantilenava con Calimero “solo perché sono piccolo e nero”, che canticchiava “la stella di Negro-oni, vuol dire qualità”, che intimava “Chiudi il gas e vieni via” veniva da una cultura del racconto, spesso del racconto orale. La televisione del Carosello era una televisione che “raccontava” una storia, proseguendo un rito familiare dell'Italia priva di televisione. Nei comunicati pubblicitari del Carosello – la parola “spot” non esisteva ancora – la pubblicità appariva solo alla fine, mostrandosi pudicamente a chi aveva pagato un servizio pubblico attraverso il canone.
Nel 1977, quando Carosello smise di andare in onda, la funzione educativa della televisione di stato, come pure l'oscuramento di un programma per un'allusione satirica erano ormai decisamente impensabili. L'Italia monoculturale (o supposta tale), l'Italia del Testo unico e del Sussidiario per le scuole elementari, l'Italia della moralità condivisa da Peppone e don Camillo era ormai tramontata.
C'erano già stati il Referendum sul divorzio, il femminismo e il Sessantotto, gli Indiani metropolitani e gli Autonomi scorrazzavano per le città, le BR facevano stragi... “Non è mai troppo tardi” era stato chiuso nel 1968, “Un, due, tre” addirittura nel 1959, dopo la scenetta su Gronchi. L'idea stessa di educazione era in crisi, dopo l'affermarsi più o meno subdolo dello spontaneismo pedagogico.
Soprattutto, la televisione commerciale aveva ottenuto – e giustamente – diritto di cittadinanza in Italia. Meno giustamente la RAI si era accodata in modo supino alla logica della tivù commerciale: nessun limite, nessuna regola, nessuna morale, solo soldi, forfora e sudore. Biancheria intima in tutte le salse e un canone che impudicamente raddoppia spazi pubblicitari sempre più invadenti. E nessuno più che osi dire ai ragazzi “È ora di andare a letto!”.

Tag: Carosello

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