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E la Coca Cola si e' bevuta il Che

di ghinetto (18/03/2007 - 08:39)

E la Coca Cola si è bevuta il Che
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 15.9.2005

A Marsiglia, da qualche mese, si produce la “El Che Cola”, versione meno zuccherata della famosa Coca Cola. Sulla bottiglia un’etichetta che riproduce l’icona di Che Guevara da intendersi come “figura emblematica di una persona che ha lottato contro le disuguaglianze e per un mondo più giusto”, spiega il direttore dell’azienda. Il quale aggiunge che verserà il 50% degli utili netti a favore di organizzazioni non governative e associazioni umanitarie che lottano contro la fame nel mondo.
Certo è difficile affiancare Che Guevara alle associazioni umanitarie. La sua lotta alle disuguaglianze si basava, come scrisse lui stesso, sull’ “odio come fattore di lotta - l'odio intransigente contro il nemico - che spinge oltre i limiti naturali dell'essere umano e lo trasforma in una reale, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere”. “I nostri soldati – continuava – devono essere così: un popolo senza odio non può vincere un nemico brutale”. Ernesto Guevara, detto “el Che”: uno degli “irriducibili” della lotta senza quartiere contro l’imperialismo americano e uno degli artefici della svolta filo-sovietica della rivoluzione castrista. In linea con la concezione monopartitica di Lenin, Guevara teorizzò la necessità di un’unica monolitica linea strategica, cioè, in pratica, la necessità della soppressione di coloro che dopo la Rivoluzione cubana erano rimasti democratici. Nominato Procuratore, era il “Che”, infatti, a decidere sulle domande di grazia, e fu per sua iniziativa che nel 1960 venne creato, nella penisola di Guanaha, il primo campo di lavoro forzato cubano. Nominato Ministro dell’Industria fu tra i fautori della rigida applicazione del modello sovietico: eliminazione dei diritti civili, soppressione della libertà religiosa, della libertà di stampa, nazionalizzazione dell’industria, istituzione di uno stato di polizia, di una “giustizia popolare”.
“El Che Cola”: hasta la bebida siempre!
L’invenzione della “El Che Cola” sembrerebbe l’ennesima vittoria del capitalismo sui suoi nemici più acerrimi, vittoria ottenuta con le armi proprie del capitalismo: i soldi, il mercato, il marketing, la pubblicità. La Coca Cola, uno dei simboli più smaccati dell’imperialismo economico-culturale americano si è “bevuta” il campione dell’antimperialismo, colui che morì nell’impresa di creare “due, tre, cento Vietnam”. E tuttavia quanto accaduto obbliga ad una considerazione ulteriore. Ci deve essere una ragione per cui l’imperialismo economico riesce ad assimilare i suoi nemici, perché tanti rivoluzionari si sono svenduti al dio quattrino, perché hanno smesso l’eskimo e si sono messi la giacca del capitalista sfruttatore. Ci deve essere una ragione per cui la più alta percentuale di “comunisti nell’anima” risiede nelle campagne romagnole, dove abitano i contadini più ricchi del mondo. Il fatto è che tra rivoluzionari marxisti e capitalisti senza scrupoli c’è una linea di continuità: la mentalità materialista. L’intransigente Che Guevara, che non a caso non disdegnava la Coca Cola, era probabilmente pronto a trasformarsi in un capitalista duro e spietato, com’è successo a tanti nella Russia post-sovietica. La sua aspirazione verso una giustizia economica basata sull’odio e sulla negazione di ogni tipo di libertà era perfettamente compatibile con una vita volta al proprio egoistico arricchimento e incline, per massimizzare il profitto, allo sfruttamento più completo dei lavoratori. La differenza, che pure non è di poco conto, è più quantitativa che qualitativa. Entrambe queste ideologie economicistiche, se si considera il capitalismo nella sua variante più spregiudicata, quella che dominava nell’Europa dell’800 e che imperversa nei paesi in via di sviluppo, misconoscono l’uomo nella sua interezza e complessità, sfruttano e sacrificano interi gruppi sociali. Entrambe riducono l’uomo alla sua pura dimensione economica. Se non si considera “indisponibile” il valore della libertà si finisce, con Che Guevara, con l’aprire i gulag; se non si riconosce il primato dell’uomo di fronte alle cose, il primato del lavoratore rispetto al capitale e ai mezzi di produzione si finisce con lo sfruttamento.

Tag: Che,Guevara

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