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Le mamme-rugbiste ci fanno vedere il sole

di ghinetto (20/03/2007 - 23:01)

Le mamme-rugbiste ci fanno vedere il sole
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna,
16.6.2006  

Come spesso accade, tocca al mercato ricordarci che esistono famiglie normali, con problemi normali, con redditi normali. Se i politici si accapigliano sulle stanze del buco e sui parlamentari che si drogano, se i telegiornali sono pieni di calciatori e veline, ci pensa la buona vecchia Fiat a ricordarci che la maggior parte degli Italiani e delle Italiane vive in una famiglia, non si droga, non guadagna cifre spropositate dando calci a un pallone o mostrando le cosce.

Dalla prima domenica di giugno è partita la nuova campagna promozionale della Fiat Idea, una campagna che punta soprattutto sulle mamme, cioè su chi è il fondamento e l’anima delle normali famiglie italiane. Ma, naturalmente, essere una mamma oggi non è uno scherzo. Come dice il refrain della pubblicità Fiat “ci vuole una bella grinta per essere mamme oggi!”.
L’idea geniale della pubblicità consiste nella traduzione di questo concetto in un’immagine, anzi in una danza immaginifica, il famoso “haka” maori. Reso noto nel ristretto mondo del rugby dagli All Blacks neozelandesi a partire dalla fine del 1800 e poi nell’ampio villaggio mediatico da alcuni recenti spot pubblicitari (il whisky scozzese Lawson’s, l’Adidas), l’haka è un’aggressiva danza rituale usata dai giocatori per caricarsi e per intimorire gli avversari appena prima della partita. Gli specialisti tengono a precisare che l’haka ka mate, questo il nome completo della danza eseguita dagli All Blacks, non è originariamente una danza di guerra, quanto piuttosto una danza rituale che racconta e celebra lo scampato pericolo di un capo maori inseguito da un nemico. Nascosto in un pozzo da un capo villaggio alleato, a cui l’haka si riferisce con le parole “uomo peloso”, una volta fuorviati gli inseguitori, il fuggiasco venne infine riportato alla luce del sole attraverso la scala interna del pozzo.
“Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo! Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo! – scandiscono i rugbisti-danzatori neozelandesi, riattualizando l’alterno sentimento del capo maori in fuga. – Questo è l’uomo peloso che ha persuaso il Sole e l’ha convinto a splendere di nuovo. Un passo in su! Un altro passo in su! Un passo in su! Un altro passo… Il Sole splende! Hi!”
In realtà, interpretata in maniera aggressiva, per non dire feroce, in faccia agli avversari e preceduta da una sorta di “chiamata alle armi” da parte del capitano della squadra di rugby, l’haka si trasforma inevitabilmente in una simbolica danza di guerra.
“Batti le mani contro le cosce – urla il capitano superando il mugghio prepartita dello stadio – sbuffa con il petto, piega le ginocchia, lascia che i fianchi le seguano, sbatti i piedi più forte che puoi”.
Com’è evidente, queste urla del capitano introducono in modo del tutto coerente quella allegoria della battaglia tra campioni che è la partita di rugby, di calcio, di basket ecc., soprattutto quando è in gioco l’orgoglio nazionale. Non a caso, agli ultimi Giochi olimpici di Seul l’haka si è diffuso anche alla nazionale di basket neozelandese.
E le mamme italiane, che c’entrano con tutto questo? C’entrano, eccome, e per questo lo spot della Fiat fa loro interpretare un haka improvvisato nel bel mezzo di una strada. “Una battaglia è la vita dell’uomo sulla terra” – dice il Libro di Giobbe, e la danza maori ce lo ricorda con una penetrante allegoria. Tuttavia, dato che le mamme rugbiste dello spot Fiat non danzano l’haka in faccia a un avversario, non lanciano sfide a un’altra squadra, dobbiamo supporre che questa battaglia giornaliera sia rivolta contro qualcos’altro. Se mai, vogliamo immaginare, contro tutto ciò che di limitato, imperfetto e umiliante ci tocca di incontrare anche in noi stessi ogni giorno. E alla fine della giornata, questa mamme capaci di farci emozionare da un tubo catodico non avranno vinto solo la loro partita: avranno portato tutti noi a vedere il sole.
“Un passo in su, un altro passo… Il Sole splende!”.

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