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Passerina da viaggio

di ghinetto (29/08/2009 - 14:57)

Passerina da viaggio
Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 28 agosto 2009

La scena: uno dei pochi “quattro stelle” non lontano dal Passo del Brennero, con una bellissima piscina interna ed esterna utilizzabile anche da chi prende solo un caffé al bar dell’albergo. Un sacco di gente, famiglie, bambini di tutte le età che passano dal prato alla piscina, dal minigolf al campo di beach volley. Intorno – lo splendido panorama delle Alpi Breonie, confine con l’Austria.
Nel bagno degli uomini (e perciò anche dei bambini) – la sorpresa. Oltre al solito distributore di profilattici, ce n’è un altro, mai visto. La scritta sulla macchina, però, lascia poco spazio ai dubbi: «Travel pussy» - «Passerina da viaggio». E per i germanofoni c’è un surplus di spiegazione: «die künstliche Vagina» - «vagina artificiale».
Misericordia! Dove siamo finiti…
Ma le donne – mi chiedo – come fanno a sopportare degli uomini così?!? Come fanno a tollerare questi uomini incontinenti, che lontano dalla moglie o dalla compagna, si «devono» consolare con una «passerina da viaggio»?
Che cosa spiegheranno i babbi che frequentano il lussuoso “quattro stelle” ai figlioletti che accompagnano nella toilette? Gli diranno forse: «Sai, quando la mamma è lontana…».
Non so, non voglio sapere nulla di più di questa ennesima autogiustificazione maschile, di questo sdoganamento anglo-tedesco della masturbazione.
Qualcuno dirà: ma è un fenomeno che è sempre esistito, è una cosa molto diffusa.
E allora?
Anche fumare le sigarette è fenomeno antico e diffuso; questo non ci impedisce di fare addirittura leggi che ne impediscono la vendita a chi ha meno di 16 anni.
Bere alcol è un fenomeno anche più antico e anche più diffuso; questo non ci impedisce di sanzionarlo con una legislazione che in alcuni stati è particolarmente severa e con una riprovazione sociale che con un certo allarme si vede attenuarsi.
E invece la ricerca del piacere sessuale al di fuori di una relazione sessuale passa così, allegramente, come qualcosa di diffuso e dunque di giustificabile. Nessuno ha niente da ridire, nessuno ne indica la contraddizione con la finalità della sessualità umana. Anzi, ti mettono la passerina da viaggio nei bagni dell’albergo, dell’aeroporto.
Ma voi, donne, non avete niente da dire? Vi va bene così? È questa la sessualità a cui aspirate?

Non pensate, almeno voi, che la sessualità debba essere vissuta in un contesto di vero amore, dove si attua un’autentica donazione reciproca?
Non credete che sia il caso di fare un’incursione nei bagni dei maschi e di buttare via i distributori di «travel pussy»?

Non credete che sia il caso di obbligare questi autentici animali che a volte sanno essere gli uomini ad un uso della sessualità più umano, capace di attendere quando si deve attendere, capace di rinunciare quando è il caso, capace amare con verità e intensità sempre?
Non credete, almeno voi, che amare significhi volere il bene dell’altro e che la sessualità sia da vivere all’interno di questo amore e non da soli, in patetica compagnia di una passerina da viaggio?
Mi appello a voi, donne: ribellatevi, ribellatevi, ribellatevi.

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Woodstock, la grande bufala del Peace and Love

di ghinetto (09/08/2009 - 10:48)


Woodstock, la grande bufala del Peace and Love
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 7 agosto 2009

Ebbene sì: il quarantesimo anniversario del concerto di Woodstock no si farà. Peace and Love questa volta non ha funzionato. O meglio: il guadagno nascosto sotto il motto Peace and Love non è risultato essere sufficiente per gli organizzatori, anzi per l’organizzatore Michael Lang, lo stesso del concerto del 1969.



La storia del concerto di Woodstock è interessante. Passò alla storia come un evento hippie in cui 500.000 persone per 3 giorni ascoltarono alcune tra le più applaudite rock star del momento, si drogarono abbondantemente e vissero una libertà sessuale pressoché completa. Peace and Love, anno 1969, appunto.
Meno rumore fecero le vibranti proteste degli abitanti del luogo (i loro diritti, evidentemente, valevano meno di
quelli degli hippie), i due morti (almeno) provocati da overdose e imprudenza, le condizioni igieniche dei partecipanti, la montagna di dollari pagata dagli organizzatori alle rock star, i guadagni della Woodstock Ventures, la società creata per lucrare sul concerto.
Già, perché, Peace and Love a parte, il concerto fu concepito e realizzato come una gigantesca macchina da soldi. I biglietti venduti furono circa 186.000 a costi variabili dai 18$ ai 24$, ciò che, calcolando l’inflazione di questi quarant’anni, corrisponde a circa 20 milioni di dollari.
Peace, Love and Dollars.
Il dibattito scaturito dall’evento Woodstock fu uno dei più stucchevoli dell’intero secolo XX. La società perbenista statunitense intendeva dimostrare che, sotto sotto, i 500.000 hippie di Woodstock erano dei violenti, dei trasgressori della quieta America degli anni Sessanta. I simpatizzanti del nuovo movimento hippie, al contrario, fecero di tutto per dimostrare che l’evento fu sostanzialmente una vera e propria affermazione del motto Peace and Love.
Che scoperta! Dei ragazzi in piena tempesta ormonale fatti di canne e con una musica di sottofondo scopano per tre giorni senza farsi del male. Ah, che successo!
Cosa dimostrerebbe la cosa? Tre giorni di vacanza scopereccia potrebbero davvero suggerire una qualche soluzione per la vita reale, quella di tutti i giorni, dove i problemi non si dribblano con sesso, droga e rock ‘n roll, ma vanno affrontati e risolti?
Woodstock rappresentò mai per qualcuno al mondo una soluzione al problema dei conflitti bellici? Forse riunire in Cisgiordania Israeliani e Palestinesi, riempirli di hashish e spingerli al libero amore sarebbe di una qualche soluzione al conflitto in Medio Oriente?
Woodstock fu forse il prototipo di una convivenza seria tra persone, la convivenza in cui ci si sostiene a vicenda nella buona e nella cattiva sorte, quando si è felici e quando si diventa malinconici, quando si ha successo nel lavoro e quando si viene licenziati?
Woodstock, questa mitica convivenza pacifica di tre giorni, ha qualcosa da dire sui rapporti tra genitori e figli, sui rapporti tra marito e moglie, tra persone che si vogliono bene, tra colleghi di lavoro leali e sleali?
In definitiva: ma che cavolo è Woodstock?
Diciamolo sinceramente. Woodstock e il suo modello “peace and love”, sono una grottesca bufala. Il paradigma dei rapporti reali, quelli tra genitori e figli, ma più in generale quello tra persone che si vogliono bene, è l’esigere dall’altro, il volere il bene dell’altro, un bene che normalmente costa impegno, sacrificio. Peace and love non funziona mai, forse neanche in una vacanza di tre giorni, deposta ogni e qualunque responsabilità. Non a caso il trentennale di Woodstock, nel 1999, finì in violenze e denunce di stupri, almeno quattro. E qualcuno dice che, con la sensibilità di oggi, anche Woodstock 1969 sarebbe finito con denunce analoghe.
Evviva, evviva. Il quarantennale di Woodstock non si farà.
In questo agosto del 2009, qualche ragazza americana non verrà stuprata.

 

Tag: Woodstock

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