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Woodstock, la grande bufala del Peace and Love

di ghinetto (09/08/2009 - 10:48)


Woodstock, la grande bufala del Peace and Love
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 7 agosto 2009

Ebbene sì: il quarantesimo anniversario del concerto di Woodstock no si farà. Peace and Love questa volta non ha funzionato. O meglio: il guadagno nascosto sotto il motto Peace and Love non è risultato essere sufficiente per gli organizzatori, anzi per l’organizzatore Michael Lang, lo stesso del concerto del 1969.



La storia del concerto di Woodstock è interessante. Passò alla storia come un evento hippie in cui 500.000 persone per 3 giorni ascoltarono alcune tra le più applaudite rock star del momento, si drogarono abbondantemente e vissero una libertà sessuale pressoché completa. Peace and Love, anno 1969, appunto.
Meno rumore fecero le vibranti proteste degli abitanti del luogo (i loro diritti, evidentemente, valevano meno di
quelli degli hippie), i due morti (almeno) provocati da overdose e imprudenza, le condizioni igieniche dei partecipanti, la montagna di dollari pagata dagli organizzatori alle rock star, i guadagni della Woodstock Ventures, la società creata per lucrare sul concerto.
Già, perché, Peace and Love a parte, il concerto fu concepito e realizzato come una gigantesca macchina da soldi. I biglietti venduti furono circa 186.000 a costi variabili dai 18$ ai 24$, ciò che, calcolando l’inflazione di questi quarant’anni, corrisponde a circa 20 milioni di dollari.
Peace, Love and Dollars.
Il dibattito scaturito dall’evento Woodstock fu uno dei più stucchevoli dell’intero secolo XX. La società perbenista statunitense intendeva dimostrare che, sotto sotto, i 500.000 hippie di Woodstock erano dei violenti, dei trasgressori della quieta America degli anni Sessanta. I simpatizzanti del nuovo movimento hippie, al contrario, fecero di tutto per dimostrare che l’evento fu sostanzialmente una vera e propria affermazione del motto Peace and Love.
Che scoperta! Dei ragazzi in piena tempesta ormonale fatti di canne e con una musica di sottofondo scopano per tre giorni senza farsi del male. Ah, che successo!
Cosa dimostrerebbe la cosa? Tre giorni di vacanza scopereccia potrebbero davvero suggerire una qualche soluzione per la vita reale, quella di tutti i giorni, dove i problemi non si dribblano con sesso, droga e rock ‘n roll, ma vanno affrontati e risolti?
Woodstock rappresentò mai per qualcuno al mondo una soluzione al problema dei conflitti bellici? Forse riunire in Cisgiordania Israeliani e Palestinesi, riempirli di hashish e spingerli al libero amore sarebbe di una qualche soluzione al conflitto in Medio Oriente?
Woodstock fu forse il prototipo di una convivenza seria tra persone, la convivenza in cui ci si sostiene a vicenda nella buona e nella cattiva sorte, quando si è felici e quando si diventa malinconici, quando si ha successo nel lavoro e quando si viene licenziati?
Woodstock, questa mitica convivenza pacifica di tre giorni, ha qualcosa da dire sui rapporti tra genitori e figli, sui rapporti tra marito e moglie, tra persone che si vogliono bene, tra colleghi di lavoro leali e sleali?
In definitiva: ma che cavolo è Woodstock?
Diciamolo sinceramente. Woodstock e il suo modello “peace and love”, sono una grottesca bufala. Il paradigma dei rapporti reali, quelli tra genitori e figli, ma più in generale quello tra persone che si vogliono bene, è l’esigere dall’altro, il volere il bene dell’altro, un bene che normalmente costa impegno, sacrificio. Peace and love non funziona mai, forse neanche in una vacanza di tre giorni, deposta ogni e qualunque responsabilità. Non a caso il trentennale di Woodstock, nel 1999, finì in violenze e denunce di stupri, almeno quattro. E qualcuno dice che, con la sensibilità di oggi, anche Woodstock 1969 sarebbe finito con denunce analoghe.
Evviva, evviva. Il quarantennale di Woodstock non si farà.
In questo agosto del 2009, qualche ragazza americana non verrà stuprata.

 

Tag: Woodstock

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