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Le carte che risolvono il caso Živago

di ghinetto (09/05/2008 - 00:22)

Le carte che risolvono il caso Živago
di Giuseppe Ghini
"Libero", 17.4.2008

Quello che avrà luogo domani all’Università di Messina, con l’inaugurazione del “Fondo Pietro A. Zveteremich”, è senza dubbio un “evento” culturale. I pochi documenti dell’archivio di Zveteremich che in questi anni sono stati resi pubblici basterebbero a includere il fondo tra le collezioni più significative addirittura a livello mondiale.
Non è un’esagerazione. Basti pensare alle carte relative al Dottor Živago, la cui pubblicazione
Zveteremich raccomandò a Feltrinelli – contro il parere di non pochi altri intellettuali – e che poi tradusse con perizia e con estrema rapidità. Il Fondo contiene infatti le numerose lettere che si scambiarono Zveteremich, i consulenti della Feltrinelli, lo stesso “editore rosso” Giangiacomo Feltrinelli, lo scrittore Boris Pasternak. L’apertura del Fondo permetterà perciò di ricostruire definitivamente la vicenda della pubblicazione del romanzo, grazie ai documenti del “versante italiano” del caso Živago, documenti in larghissima parte assenti dal Dossier de l’affaire Pasternak che l’amante di Pasternak, Ol’ga Ivinskaja, pubblicò presso Gallimard nel 1994.
Tra le carte di Zveteremich c’è l’originale del meraviglioso expertise con cui convinse definitivamente l’editore – che era iscritto al Partito Comunista, ma di cui si diceva anche che avesse il cuore a sinistra e il portafoglio a destra – dell’opportunità di pubblicare il romanzo a dispetto delle pressioni del PCUS, del PCI, di Togliatti, dell’Unione degli Scrittori Sovietici. L’expertise, solo in parte anticipato nel 1987 dal Corriere della Sera a cui Zveteremich aveva aperto l’archivio, può essere considerato una recensione esemplare.
"La vicenda del romanzo – scriveva Zveteremich a Feltrinelli nel giugno del 1956, quando il dattiloscritto era stato appena portato in Italia – si svolge dal principio del secolo alla fine della seconda guerra mondiale: trascorre la Russia attraverso le tre rivoluzioni, la guerra civile e le vicissitudini, il travaglio crudele del riassetto del paese, il suo dramma nel periodo del terrore di Ezov (stalinismo), le sue speranze e il suo affacciarsi a un’epoca nuova nelle ultime pagine di ripensamento sui destini dei personaggi. […]
Nel romanzo colpisce innanzi tutto la presenza della Russia, così come nessuno scrittore sovietico sinora ci aveva data, la coscienza della Russia, della sua natura, della sua anima, della sua essenza morale. In questo il libro fa pensare fortemente ai classici, ne ha la visione ampia e pacata, la serenità e l’oggettività davanti agli accadimenti. […]

Questo senso della Russia, della sua natura, della sua vicenda è certo quanto più colpisce nel romanzo. Esso si trasmette al lettore attraverso la rappresentazione limpida e concreta di figure, cose, fatti – dove l’autore dà lezioni del migliore realismo, del realismo che cessa d’esser tendenza e si fa arte –, come anche attraverso le meditazioni del protagonista e degli altri personaggi sul proprio destino, sui destini del paese e le sue vicende. […] Un’opera come questa esige di essere accettata in forza della sua stessa vitalità artistica, della sua verità che la legittima pienamente. […] Ovviamente, chi parta nel suo giudizio da rigorismo ideologico o da considerazioni politiche troverà nel romanzo mille motivi di rifiuto. […] Non pubblicare un libro simile costituisce delitto contro la cultura".
Tra le carte, ancora, le lettere con cui Feltrinelli, Zveteremich e Pasternak recitarono una sorta di “commedia” per arrivare a quella pubblicazione che l’autore giudicò fin da principio impossibile in Unione Sovietica. La pantomima mirava a salvaguardare Pasternak senza fermare tuttavia la pubblicazione del romanzo. Venne pertanto concordato che solo le lettere dello scrittore in francese dovessero essere prese in considerazione; le comunicazioni in russo si sarebbero invece dovute scartare, in quanto estorte a Pasternak dalle onnipotenti autorità russe. Per quanto possa sembrare strano, alcune di queste lettere – per esempio quella del 9.9.1957, con cui Feltrinelli rifiuta il telegramma in russo con cui Pasternak lo invitava a sospendere la pubblicazione del romanzo – non compaiono nel Dossier pubblicato in francese da Gallimard. Ciò che, se da un lato aumenta il valore del Fondo Zveteremich, dall’altro dimostra l’inaffidabilità di Ol’ga Ivinskaja, all’insaputa della quale, non a caso, Pasternak aveva consegnato il dattiloscritto di Živago all’inviato della neonata editrice Feltrinelli, Sergio D’Angelo. E a conferma di ciò, tra le carte del Fondo compare anche la lettera che Zveteremich inviò a Feltrinelli di ritorno dalla Russia nell’ottobre del 1957, un mese prima della pubblicazione del romanzo: “Si è indotto P[asternak] a mandare il noto telegramma e lo si indurrà a mandare altre smentite e lettere. P[asternak] ti raccomanda di non tenerne conto e non vede l’ora che il libro esca. Ciò benché minaccino di affamarlo e già gli abbiano tolto lavori già commissionati”.
Grazie a queste preziose carte, integrate con i relativi materiali rinvenuti negli archivi sovietici dopo il crollo dell’URSS, Pietro Zveteremich, con l’ausilio del giornalista Valerio Riva, preparò a sua volta un ampio dossier intitolato Come fu pubblicato il Dottor Živago. Il testo, già pronto per la stampa, non venne mai pubblicato e riposa ora tra le carte del Fondo Zveteremich in attesa che un editore decida di darlo alle stampe. Da notare che la ricostruzione qui fornita corregge in molte parti e in modo decisivo quanto finora si sapeva della pubblicazione del romanzo: rettifica le informazioni fornite al proposito da Ol’ga Ivinskaja nella sua biografia di Pasternak, mostra il ruolo svolto da Togliatti, da suo cognato Paolo Robotti, dallo storico comunista Ambrogio Donini e dall’ex vicesegretario del PCI Pietro Secchia. Chiarisce, inoltre, i dettagli del contratto di pubblicazione tra Pasternak – che, in quanto scrittore sovietico, non poteva intrattenere rapporti ufficiali con editori stranieri – e l’editore “capitalista” Feltrinelli che pure ne aveva acquisito i diritti per tutto il mondo: “P[asternak] – scriveva Zveteremich a Feltrinelli
– ti prega di non far trapelare che tu hai con lui un contratto in base al quale gli assegni una certa cifra. Questo aggraverebbe in modo imprevedibile la sua posizione. La sua salvezza è che si creda che lui non percepisce nulla”. La ricostruzione di Zveteremich e Riva permette inoltre di stabilire la “definitività” del testo su cui venne condotta la traduzione italiana nel 1957: tutti i successivi tentativi di screditare il testo pubblicato da Feltrinelli – prima in italiano e poi in russo – ed avvalorare come editio princeps quella che finalmente venne pubblicata nell’URSS di Gorbacëv nel 1988 vengono smentiti dai due studiosi italiani.
Sullo sfondo, limpida e serena, superiore, emerge la figura di Pasternak, lo scrittore “puro” nello stato del materialismo storico: “Le loro case e i loro abiti sono opulenti, – aveva spiegato all’amante riferendosi agli agi in cui viveva la nomenklatura sovietica che cercava di impedire la pubblicazione del romanzo – ma la loro vita è vana e povera. Bisogna farsi forza, e respingere queste incursioni amichevoli, anche se fossero davvero disinteressate; anche i regali, bisogna respingere”.
Ma le carte contengono anche la traduzione di Živago completamente riveduta da Zveteremich e che la Mondadori non recepì nell’edizione dei Meridiani. Libero l’editore di accettare o meno il lavoro di un grande traduttore come Zveteremich, dal punto di visto scientifico sarà di grande interesse vedere come il “traduttore storico” del romanzo revisionò la versione del 1957 e quella successiva del 1963: “Ora – scriveva il traduttore al termine della sua fatica, nel 1992 – il ritmo narrativo esce chiaro”. Pasternak e Zveteremich: valgono per entrambi le parole del poeta e romanziere russo, che proprio per il Dottor Živago avrebbe ricevuto nel 1958 il Premio Nobel per la letteratura: “Bisogna scrivere cose inaudite, compiere scoperte e vivere momenti straordinari, questa è la vita, tutto il resto è sciocchezza”. 

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