Lo scontro culturale in condominio
Lo scontro culturale in condominio
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 18 luglio 2008
Habib viene dal Bangladesh. Da qualche anno vive a Forlì, in un condominio del centro storico. Alle due del pomeriggio, ogni santo giorno, dal suo appartamento cominciano a diffondersi i forti effluvi della cucina del Bangladesh:
curry, cumino, chiodi di garofano, zenzero, curcuma, pepe nero, cannella, noce moscata, peperoncino, pepe di cayenna e coriandolo, con cui condire primi piatti, secondi e anche frutta (la famosa chutney diffusa anche in Inghilterra). Per Habib e per la sua famiglia, ovviamente, sono gli odori della loro terra, i profumi della loro cucina. Ricordate la pubblicità della Barilla, quella che faceva vedere gli Italiani nel mondo che si scioglievano davanti a un piatto di pastasciutta col ragù? Bene, se per noi “Dove c’è la pastasciutta, c’è casa”, come diceva lo slogan della Barilla, per Habib “Dove c’è il curry, c’è casa”.
Sarà, ma se per Habib curry, cumino e zenzero resuscitano la patria lontana, sugli altri condòmini hanno un effetto opposto. “Ma cosa cucinano, tutti i giorni?” – mi chiede un vicino di casa. “Noi tappiamo porte e finestre, ma l’odore delle spezie è fortissimo. Non ne possiamo più” – aggiunge un altro.
Naturalmente, guardando i prodotti di una cultura stando ben chiusi all’interno della propria, possiamo sempre cavarcela dicendo che la pastasciutta col ragù fa molto meno odore del pollo al curry. Forse è così, però possiamo immaginare che l’odore del macinato di manzo e maiale lasciato sobbollire per un paio d’ore possa suscitare nel musulmano della porta accanto un ribrezzo gastronomico-religioso addiritura più marcato degli effetti delle ricette indiane su di noi.
Non c’è niente da fare. Gli odori sono uno degli aspetti più invasivi delle diverse culture, tra i più difficili a sottomettere ad una razionale tolleranza. Gli odori degli altri ci assalgono in treno, entrano nelle nostre case colpendoci direttamente allo stomaco. Una cosa è scrivere in un manuale universitario:
“L’odore di sudore ha un valore più delicato: assolutamente bandito in culture come quella italiana, in altre culture è considerato normale: nel mondo arabo un maschio deodorato comunica una ‘demascolinizzazione’ e se è sensibilmente profumato è un pervertito” (P.E. Balboni, La comunicazione interculturale). Altra cosa, invece, è capitare in pullman fianco a fianco con un maschio arabo seriamente intenzionato a comunicare agli involontari compagni di viaggio la sua “non demascolinizzazione”. Una cosa è annotare con asettica eleganza che “il ruttare dopo un pasto, sebbene stia lentamente declinando come uso, è ancora permesso (ma era richiesto, per comunicare sazietà e piacere, fino a una generazione fa) in Scandinavia, in Russia, ne Sud Est asiatico” (sempre dal libro di Balboni). Tutt’altra cosa è avere per commensali una decina di Scandinavi o Russi decisi a non perdere le buone tradizioni del tempo andato.
Da qualche tempo, l’appartamento di fianco ad Habib è stato occupato da Vladimir, detto Volodja, quarantenne ucraino palestrato e da sua moglie Lena. Un po’ per il caldo del centro, un po’ per vanità tutta maschile, quando è in casa Volodja sta perennemente in mutande. 
Habib ha protestato. Dalle finestre del suo appartamento, sua moglie è costretta a sorbirsi tutto il giorno la visione quanto meno inappropriata di un estraneo seminudo. Non è questione di gelosia. La sua molle pancetta bengalese non vale meno dell’addome a tartaruga del muscoloso ucraino. È un problema di cultura e di decenza. A casa sua, in Bangladesh, queste cose non si fanno. Dato però che Volodja non ne ha voluto sapere, Habib ha deciso di oscurare tutte le finestre del suo appartamento. Lontano dagli occhi…
Come gli odori, anche le immagini entrano nelle nostre case, non meno invasive e contundenti, e ci portano costumi e sensibilità di mondi lontani. Qui la cultura cessa di essere un fatto accademico e diventa materia di convivenza quotidiana, argomento per le assemblee condominiali. Per ora il bengalese inonda il condominio di spezie, l’ucraino va in giro seminudo. Le culture devono ancora trovare un punto di incontro nei condomini del centro, a Forlì.
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