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Tutto è lecito se il matrimonio non è “naturale”

di ghinetto (15/09/2008 - 16:30)

La figlia ceduta in sposa per onorare un debito
Tutto è lecito se il matrimonio non è “naturale”
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 12 settembre 2008



La notizia è di due giorni fa e riguarda un fatto avvenuto qui, a casa nostra, nella nostra regione.
Un uomo, a quanto pare un indiano, aveva promesso la figlia in matrimonio a un suo creditore come pagamento di un vecchio debito; la figlia, da quello che riferisce il giornale “L’informazione” di Reggio Emilia, non era d’accordo e i parenti del futuro marito hanno deciso di sequestrare la nubenda per portarla a casa dello sposo. A questo punto è intervenuta la polizia che ha liberato la giovane e, probabilmente, sventato il matrimonio. Il debito si dovrà saldare in qualche altro modo…
Da molto tempo, in Italia, i matrimoni forzati sono un reato. Non chiedono forse il sacerdote e gli ufficiali di stato civile di manifestare chiara e forte la libera volontà di sposarsi?
È stato un percorso durato parecchio tempo, parecchi secoli. Il matrimonio romano, che il giurista Modestino, e dopo di lui il Digesto di Giustiniano, definiva “l'unione di un uomo e di una donna, un consorzio per tutta la vita, una comunione fra diritto divino e quello umano” (Nuptiae sunt coniunctio maris et feminae, consortium omnis vitae, divini et humani iuris communicatio),
era deciso dai genitori ed era permesso solamente ai cittadini romani. Consorzio e contratto, questo matrimonio lasciava ampi spazi di relazione soprattutto agli uomini: concubinato, unioni extraconiugali, amori omo ed eterosessuali, prostituzione ecc..
Il cristianesimo raccolse l’eredità romana, la purificò, innalzò il matrimonio a rapporto d’amore tra uguali di sesso diverso, chiarì i caratteri del matrimonio che poi furono accolti nei Codici civili moderni. Noi che veniamo da una cultura in cui si contrappongono matrimonio civile e matrimonio religioso non dobbiamo infatti dimenticare che per oltre mille anni ci fu in Europa un solo matrimonio, il matrimonio-sacramento cristiano. Il matrimonio – l’unico matrimonio – tra battezzati era automaticamente sacramento, riassunse definitivamente il Concilio di Trento a metà del 1500.
Ma già trecento anni prima, nel Concilio Lateranense IV del 1215, la Chiesa cattolica aveva regolamentato ufficialmente il matrimonio imponendo l'uso delle pubblicazioni e richiedendo esplicitamente il consenso libero e pubblico degli sposi, da dichiarare a viva voce in un luogo aperto (contro i rapimenti e le unioni combinate). Durante il Medioevo non fu cioè istituito un nuovo tipo di matrimonio cristiano, ma furono chiariti i principi “naturali” del matrimonio.
Sostanzialmente vennero applicati al matrimonio romano in modo più conseguente i principi di uguaglianza tra i coniugi e di libertà. Si diede anche spazio ad una lunga riflessione sugli “impedimenti”, sviluppando nuovamente la legislazione romana: fu imposta un'età minima per gli sposi (per evitare il matrimonio di bambini), fu sanzionata la nullità del matrimonio in caso di violenze, rapimento, non consumazione ecc., regole che poi sono passate direttamente nel Codice Napoleonico.
In definitiva la Chiesa lottò per secoli in difesa dei nubendi, della loro libertà di contrarre matrimonio. Al punto che, lo sappiamo tutti dai “Promessi sposi”, era sufficiente presentarsi davanti al sacerdote e pronunciare davanti a due testimoni la propria libera volontà di sposarsi e si era ipso facto marito e moglie. Il tentativo di Renzo e Lucia di sposarsi addirittura organizzando una trappola a don Abbondio si basa proprio su questo principio: che don Abbondio sia d’accordo o meno, una volta che i promessi sposi hanno espresso pubblicamente – cioè davanti a Tonio e Gervaso – la loro libera volontà matrimoniale, sono ufficialmente marito e moglie.
Questo ha fatto per secoli la Chiesa, contrastando apertamente, ad esempio, le pressioni delle famiglie, dei clan, le disposizioni dinastiche nobiliari. Il cosiddetto “regio assenso” alle nozze dei Principi della Casa Reali, ad esempio fu introdotto dal Codice Napoleonico e poi, in Italia, ribadito da tutti i Codici Civili (1829, 1836, 1865 ecc.). Ma fu una disposizione che regolamentò il matrimonio moderno, quello successivo all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese. Quello che introdusse il matrimonio civile accanto a quello religioso. Quello che non si fonda sul fondamento “naturale” del matrimonio, come pretendevano di fare i giuristi romani e poi quelli cristiani, ma che mette il matrimonio in balia delle diverse culture, dei parlamenti, dei legislatori.
E se a un parlamento va bene che il matrimonio sia combinato dai genitori contro il volere dei nubendi, il parlamento approva una legge in questo senso. Alla fine, è solo una questione di maggioranza, di numeri in parlamento. Una volta introdotto il principio del matrimonio sganciato dal fondamento “naturale”, può accadere qualunque cosa: anche che un parlamento decida che si può cedere in sposa la figlia in cambio di un debito.

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