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Sta in piedi una società senza sacrificio?

di ghinetto (26/12/2008 - 11:40)

Sta in piedi una società senza sacrificio?
di Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 5 dicembre 2008

Discorsi del popolo della notte, raccolti in un autobus extraurbano. Non posso fare a meno di sentire: parlano tutti a voce altissima, anche perché hanno entrambi gli auricolari dell’iPod infilati nelle orecchie («Come sarà successo? – mi domando preoccupato. – La nuova generazione nasce con l’iPod incorporato o gli trapiantano immediatamente gli auricolari nel reparto chirurgia neonatale?»).
Una ragazza si lamenta a voce spiegata.
 - Il mio ragazzo è assurdo, alle 3 vuole già andarsene dalla discoteca!
 - Ma no, dai, non ci credo. Cos’ha, non gli piace ballare? – replica qualcuno.
- Sì, ballare gli piace. È che lui lavora, non studia all’università come facciamo noi, e dopo che ha ballato due ore dice che è stanco e vuole andare a casa…
- E cosa va a fare a casa alle 3?
- Boh, non lo so. Però è certo che non ha mai visto chiudere una discoteca.
Costernazione generale. Il gruppo commisera la povera ragazza costretta da un ragazzo “assurdo” ad abbandonare anzitempo le gioie della notte. Rinuncio a polemizzare: sono stanco almeno quanto il ragazzo “assurdo” e preferisco ragionare tra me sui valori di questi ragazzi. Provo a immaginarli tra qualche anno. Metteranno su famiglia? Continueranno a coltivare ballo e sballo fino alle 5 di mattina? Hanno un qualche obiettivo di durata più che settimanale? Ma forse sono domande inutili. È una generazione che non ha nessuna intenzione di mettere su famiglia, di alzarsi in piena notte per consolare un figlio che ha mal di pancia perché mette su i primi denti. Una generazione che compiange chi lavora perché alle 3 di mattina ha sonno.

                                                                      * * *

La considerazione più decisiva, però, è l’ultima, quella sugli obiettivi di questi ragazzi.
Questi sono i figli dei Sessantottini, i figli di coloro che per primi sdoganarono la cultura dello sballo, degli assertori della «bellezza di infrangere ogni limite», anzi di coloro che bollarono ogni limite come borghese e dunque inaccettabile. La critica alla società borghese è finita chissà dove, è rimasto solo lo sballo. Le colpe dei padri ricadono sui figli, a quanto pare.
Ma una generazione senza obiettivi a cosa può portare? Sono troppo cinico se, da un semplice scambio di battute in autobus, deduco che una parte almeno della nuova generazione ha come unico obiettivo lo sballo? Che vive immersa nel puro contingente, senza fini che non siano il divertimento immediato? Sono troppo drastico se mi chiedo dove si può fermare una generazione di questo tipo? I quattro ragazzi riminesi che hanno dato fuoco al barbone – mi pare – sono lì a testimoniare fin dove si può arrivare.
Forse mi sbaglio, ma tutto questo mi pare legato anche alla perdita dell’idea di «sacrificio». «Sacrificio»: cioè privarsi di un animale o di una parte del raccolto per immolarlo a un Essere superiore. «Sacrificio»: letteralmente, «rendere sacro» quell’animale ed ogni altra offerta, al limite la vita stessa, dedicandola a quell’Essere superiore. Da ultimo, in senso derivato, «sacrificio» come fare a meno di qualcosa oggi in vista di un futuro migliore.
Nessuno dei significati di «sacrificio» sembra essere rimasto vivo tra molti giovani di oggi. Non c’è un Essere superiore a cui immolare qualcosa, tanto meno a cui offrire la propria vita, non c’è l’idea che qualcosa possa essere sacro, di valore assoluto. Ma, più semplicemente, non c’è neanche un «sacro laico», un futuro migliore per cui oggi rinunciare a qualcosa.
Ora, senza un progetto per il futuro, senza un sacrificio in vista di una vita migliore può stare in piedi una società? Dove ci porterà una generazione che, immersa solo nel contingente, rifiuta il «sacrificio»? Non dico che ogni generazione dovrebbe avere il suo progetto, la sua «cattedrale» da costruire. No, non chiedo questo.
Ma un minimo, un’idea per il futuro, ce l’hanno?

Tag: Sacrificio

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