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Il buco nell'anima russa

di ghinetto (20/11/2009 - 20:04)

Il buco nell’anima russa
Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna,
30 ottobre 2009

Stanotte, qui a Mosca, è attesa la prima neve.
Domani la seconda, e poi la terza, la quarta e via andare…
Ma non è tanto questo a influenzare negativamente l’umore dei Russi, e neppure l’inevitabile fango che queste prime nevicate schizzeranno dappertutto, sui vestiti, le macchine e le case, quanto piuttosto un sentimento misto di dispetto, compassione e risentimento rivolto al proprio recente passato.
Dispetto per quanto si è perso, compassione verso tutte le persone ne hanno sofferto e risentimento verso i politici che hanno reso possibile questa perdita.
E cos’è che ha perso la Russia?, si chiederà il lettore. Non è forse ancora la più estesa nazione del globo, non è il paese con le maggiori risorse naturali?
La Russia ha perso l’Unione Sovietica.
La perdita è anzitutto una questione di status: la Russia non è più quella grande potenza che era l’Unione Sovietica. Questo è chiaro ed evidente anche dall’Italia. Quello che è meno evidente è come, insieme all’URSS, siano crollate tutte le strutture su cui si reggeva la vita del cittadino sovietico. È questa non è più solo una questione di immagine, ma ha a che fare con la vita concreta delle persone.
In questi giorni sui giornali locali si susseguono le reazioni alla lettera che 2000 “cervelli” russi hanno scritto ai vertici della politica nazionale. Il senso è chiaro: se in Italia il problema della fuga dei cervelli riguarda forse qualche migliaio di persone, gli studiosi e i tecnici russi emigrati si calcolano in un milione. Andrej Nomerotskij, fisico dell’Università di Oxford, avverte: “Se continua così, tra 20 anni possiamo trovarci al livello scientifico dei paesi del Terzo Mondo”.
Ma non si tratta, come avviene per l’Italia, di una fuga di singoli studiosi. Il problema, come nota ancora Nomerotskij, è che la fuga dei cervelli ha di fatto smantellato il sistema scientifico che aveva permesso all’URSS di raggiungere risultati di alto livello. Detto con un’immagine, è come se la fuga dei cervelli italiani avesse portato alla chiusura del CNR. Analogamente, infatti, per mancanza di personale sono stati chiusi o ridotti molti Centri di Ricerca dipendenti dall’Accademia delle Scienze. Puf!. Scomparsi.
Il crollo dell’URSS ha avuto drammatiche conseguenze sociali. Tutti gli “enti intermedi” che rendono possibile la vita di una persona negli stati moderni o sono in crisi o sono semplicemente scomparsi. La famiglia versa in gravissima crisi, così che qualche anno fa Putin ha intrapreso un programma per la sua stabilità e l’incremento demografico. Le associazioni partitiche, prima fra tutte il Komsomol, sono state smantellate, e niente sembra aver preso il loro posto. Se la vita del cittadino sovietico era fortemente condizionata da queste organizzazioni, la vita del cittadino russo è oggi praticamente priva di appoggi. Il Russo è solo davanti allo Stato.
Ma la perdita riguarda anche i “popoli fratelli”. L’Unione Sovietica è crollata e la CSI non ha preso il suo posto. Di fatto, a sentire la gente, lo spazio economico che l’URSS occupava non è stato ricreato su altre basi dalla CSI. Semplicemente, il crollo ha gettato milioni di cittadini dell’ex-URSS nella povertà. Sono quegli stessi Ucraini e Moldavi che vengono in Italia, e quelli che si accalcano a centinaia di migliaia, forse milioni nelle periferie di Mosca, una città di cui nessuno sa dire con esattezza la popolazione. E i Moscoviti vedono e compatiscono le donne ucraine e moldave che vendono pomodori e mele alle stazioni della metropolitana, Turcmeni, Tagichi, Uzbechi che dormono ovunque in attesa di presentarsi al lavoro, da qualche parte, la mattina dopo. Compatiscono e il senso di perdita si allarga.
Da ultimo c’è il risentimento, così bene sfruttato da Putin, il risentimento verso i politici che hanno reso possible questa situazione. Primo fra tutti Gorbaciov. Che se da noi è un personaggio circondato da un’aureola di libertà, in Russia è visto sostanzialmente come colui che ha affossato l’Unione Sovietica perdendo la possibilità di dare la Russia ai Russi.
Con questo “buco” nell’anima, i Russi aspettano la prima neve.

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