Il significato dell’amore
di Giuseppe Ghini
Il significato dell’amore è un saggio che il filosofo russo Vladimir Solov’ev scrisse nel 1892-1894 e che intende riassumere ciò che di meglio il pensiero occidentale ha espresso sull’amore umano.
Prende l’avvio, verrebbe da dire “ovviamente”, dall’egoismo. «La menzogna e il male dell’egoismo – chiarisce il filosofo russo – non consistono assolutamente nel fatto che determinata persona si attribuisca un’importanza eccessiva e pretenda di aver un significato assoluto e una dignità illimitata: in questo ha ragione, perché ogni soggetto umano […] ha in quanto tale un valore e una dignità incondizionati. […] Non ammettere dentro di sé questo valore assoluto equivale a rinunciare alla dignità umana. […] La menzogna fondamentale e il male dell’egoismo non stanno in questa autocoscienza assoluta e in questa autovalutazione del soggetto ma nel fatto che costui, attribuendosi giustamente un valore assoluto, finisce con il rifiutarlo agli altri; riconoscendosi come centro della vita, e avendo in questo pienamente ragione, finisce però con il confinare gli altri alla periferia del proprio essere e riconosce loro un valore esclusivamente esteriore e relativo» (Il significato dell’amore e altri scritti, Milano, La casa di Matriona, 1988, p. 67).
Ora esiste un’unica forza, prosegue Solov’ev, capace di opporsi in modo efficace, non teorico all’egoismo, ed «è l’amore. […] La ragione ci mostra che [l’egoismo] non ha alcun fondamento ed è ingiusto, ma è solo l’amore che elimina concretamente questo atteggiamento ingiusto, costringendoci a riconoscere il valore assoluto degli altri non solo nella nostra coscienza astratta ma anche nell’interiorità dei nostri sentimenti e nella nostra volontà vitale» (Ivi, p. 68). Solov’ev scriveva nella Russia di fine Ottocento, in un’epoca in cui l’incipiente decadentismo portava ad una morbosa fusione di erotismo e spiritualità: di conseguenza, quando parla di amore egli intende esplicitamente l’amore sessuale, che ritiene superiore ad ogni altro tipo: quello mistico, quello paterno e materno, quello fraterno, le varie forme di simpatia. Qui, per la verità, Solov’ev abbandona l’asciutta via del pensiero occidentale per impelagarsi in una melassa erotico-teologica difficilmente accettabile. La sua analisi del conflitto uomo-donna e del possibile rimedio è tuttavia importante, anche se un po’ astratta e riferita ad un modello, la prima donna, la donna-massaia della tradizione, che ora si stenta a ritrovare nei paesi avanzati.
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