Marzo 2009

DLMM GVS
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Tag dogpooh
Pagine:

La minaccia dei centri storici: il global kakking

di ghinetto (06/03/2009 - 19:32)

Global kakking
Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 27 febbraio 2009



La signora che da un po’ di tempo porta a passeggio il suo bassotto davanti a casa mia ha deciso, evidentemente, che raccogliere le cacche del suo cane non è affare che la riguardi. Altrettanto evidentemente, il suo cane, che è dotato di un formidabile apparato gastrointestinale, trova di suo gradimento questa tranquilla strada di Forlì, con poco viavai e un’illuminazione molto discreta. Il risultato è quello del titolo: global kakking.
Mi rendo conto che il tema è un po’ antipatico, anzi, diciamolo pure, “schifoso”. E tuttavia è un problema reale, sentito, quotidiano. Anzitutto occorre chiarire che non tutti i padroni dei cani sono come la signora di cui parlavo. No, tutt’altro: molti portano in giro il cane armati di sacchetto appropriato alla bisogna, vincendo un certo imbarazzo e una certa repulsione, perfettamente consapevoli che il grado di civiltà di un paese si misura anche da queste piccole-grandi forme di rispetto.
Certo, molti di loro si chiederanno perché devono pagare una tassa aggiuntiva per la proprietà di un cane, se poi devono loro stessi provvedere ai vaccini, alle cure – tutte a pagamento – nonché alla pulizia delle strade. Non so, bisognerebbe chiedere ai sindaci: a me pare che sia una tassa come molte altre, priva di un riferimento concreto alla realtà. L’hanno messa sui cani, ma potevano metterla sui forni a microonde o sulle cravatte, è un modo come un altro per spremere i cittadini senza assicurare nessun servizio. Ma tant’è: il bravo padrone del cane conosce le conseguenze della sua scelta e, con grande civiltà, non scarica sulle spalle altrui il compito di pulire i marciapiedi delle cacche del suo amico a quattro zampe.
Poi ci sono quelli come la gentile signora che porta a spasso il suo bassotto davanti a casa mia che invece pensano che il loro quadrupede debba essere “a carico” della comunità. È una mentalità piuttosto diffusa in Italia: privatizzazione dei guadagni (in questo caso l’affetto del cane), socializzazione delle perdite (in senso letterale).
Bologna, ad esempio, da questo punto di vista è una città straordinariamente incivile: da anni, infatti, il centro storico è infestato di cacche di cane, anche sotto i portici giustamente famosi. Se non si sta più che attenti, se non si cammina con lo sguardo perennemente rivolto a terra, si rischia di portare a casa ricordi assai sgradevoli. Tempo fa, a metà di via Indipendenza, fu approntato addirittura un “gabinetto per cani”, un piccolo quadrato di sabbia con ovvia destinazione d’uso. Naturalmente, però, chi era convinto che il cane fosse “a carico della comunità” non si prendeva la briga di portarlo fino al suo “gabinetto”. Risultato: tutto come prima, global kakking.
L’inciviltà più grande è, naturalmente, nei confronti dei ciechi. All’università ero in appartamento con uno studente cieco di nome Ugo. Non vi dico quanto era schifato per quella che per noi è una mancanza di rispetto, ma che nel suo caso si rivelava essere una continua minaccia: camminare senza sapere cosa pesterai, perché qualche tuo concittadino incivile non si preoccupa di tirar su le cacche del suo cane. Era un ragazzo mite, molto realista, che aveva in odio le false forme di rispetto. “Che sciocchezza – diceva – tutta questa storia di chiamarci ‘non vedenti’. Io sono cieco. Non mi vergogno di esserlo e non mi offendo se qualcuno mi definisce cieco. Ho frequentato l’Istituto per ciechi ‘Cavazza’, all’università posso dare solo esami orali perché sono cieco, sono perfettamente consapevole dei miei limiti fisici. Ma, per favore, evitate almeno di riempire i marciapiedi di cacche di cane. Questo sì che sarebbe un modo di rispettare i ciechi. Altro che chiamarci ‘non vedenti’!”.
Ci lamentiamo della classe politica distante dal mondo reale, della burocrazia che tiranneggia il cittadino con ritardi inconcepibili, ci lamentiamo dei magistrati che impiegano anni per scrivere una sentenza: tutto vero, per carità, sono cose che rendono la nostra Italia un paese di cui è talvolta difficile non vergognarsi, storture di cui è difficile vedere una possibile soluzione. Ma raccogliere le cacche del nostro cane è una cosa possibile, facile. Un piccolo contributo ad una società più civile.

Vota questo post