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Sessantotto. Meglio una rapina di un lavoro alienato

di ghinetto (04/02/2008 - 15:19)

Meglio una rapina di un lavoro alienato
di Giuseppe Ghini
"La Voce di Romagna", 31.I.2008

Più mi immergo nel Sessantotto, più leggo le testimonianze di quegli anni e più mi viene il magone.
Il magone e la frustrazione per una generazione che si è illusa e si è tagliata le gambe. E ha consegnato alle generazioni successive una società ingombra di falsi miti e di macerie. In un libro, intitolato Vivere a sinistra, la giornalista Emina Cevro-Vukovic raccolse nel 1976 una trentina di interviste a personaggi della galassia extraparlamentare, marginali, femministe, attivisti del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, cani sciolti, anarchici, Autonomi ecc.: argomento – la vita politica quotidiana, i valori concretamente vissuti, quello che oggi si chiamerebbe l’ethos del Sessantotto.
A uno che dice di essersi licenziato, la giornalista chiede:
“Come si fa a sopravvivere non lavorando?”. La risposta dell’intervistato è un tuffo nel linguaggio e nelle idee di quei tempi. “Quattordici anni di esperienze mi hanno permesso di sviluppare una ‘certa creatività’. Mi sono reso conto che nell’ambiente dove lavoravo avevo anche la possibilità di farmi i soldi in maniera considerata illegale da parte del sistema, però per me legalissima”. In traduzione italiana, l’intervistato sta dicendo che “ruba”. Dal momento però che il sessantottino rifiuta il sistema, si chiama fuori dai “valori borghesi”, questo non è un “furto”, bensì una “riappropriazione” di quanto gli è stato sottratto.
Così infatti spiega un altro intervistato: “Il lavoro io l’ho lasciato. Mi sto organizzando sul piano della ‘riappropriazione’. La cosa che mi sconcerta è che mi provoca una tale perdita di tempo, una tale tensione. È un’altra forma di alienazione”. “Però – obietta il primo - è un’alienazione da sinistra.
Se io penso l’alienazione che provavo quando dovevo lavorare otto ore al giorno per prendere 200.000 lire, dico no. Mi va bene così, questo tipo di alienazione.
Per me, a questo punto, l’ideale è fare una rapina che mi assicuri un dieci anni della mia vita o anche più. Comunque a lavorare non ci torno, non si sono santi, piuttosto vivo di furti giornalieri, alienanti fin che vuoi, perché fin tanto che esiste questa situazione di merda, forme liberate non esistono”.
Meglio rubare che lavorare in una condizione non liberata, meglio una rapina di un lavoro alienato. Anche questo è Sessantotto.

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