Tag mcdonald's
Pagine:
Vent’anni fa – il primo McDonald’s a Mosca
di ghinetto (15/01/2010 - 08:03)
Vent’anni fa – il primo McDonald’s a Mosca
Giuseppe Ghini
La Voce di Romagna, 15 gennaio 2010
Vent’anni fa, a due passi dal Cremlino, apriva a Mosca il primo McDonald’s russo, anzi sovietico. All’alba del 30 gennaio 1990, ben prima dell’orario di apertura, si era già formata una lunga coda calcolata in circa 5.000 persone.

Tralasciamo l’opinione degli antiglobalisti di professione, un’opinione non sempre sostenuta con mezzi leciti. I ristoranti McDonald’s spesso e volentieri sono vittime di attentati terroristici portati da antiglobalisti e antiamericanisti e i fast food russi non sono sfuggiti a questa triste logica.
E prendiamo invece le riflessioni seriose dei sociologi e degli antropologi, soprattutto di quelli che vedono tutto nero, i profeti dell’apocalisse del nostro tempo. Uno tra i tanti è George Ritzer, che proprio in quegli anni, precisamente nel 1993, dava alle stampe Il mondo alla McDonald.

Ora, secondo questi sociologici e antropologi non c’è niente di peggio della macdonaldizzazione.
Perché? Perché l’hamburger del McDonald’s richiede dei processi di standardizzazione e di razionalizzazione che priverebbero l’uomo della sua creatività. I quattro criteri che sarebbero alla base delle catene dei fast food - efficienza, prevedibilità, calcolabilità e controllo – sarebbero il paradigma di una nuova forma di disumanizzazione del lavoro, analogo a quello delle catene di montaggio di Henry Ford.
I Big Mac prevedibilmente uguali in tutte le città del mondo, il sorriso standardizzato sulla faccia di ogni inserviente accompagnato dalle stesse parole – “In cosa posso servirvi?”, lo stesso immancabile peso di ogni hamburger e lo stessissimo aspetto di ogni prodotto, replica perfetta di quello consumato il giorno prima, sarebbero il segnale minaccioso di una società diretta più verso la clonazione che verso la valorizzazione delle differenze.

«L’industria del fast food – scrive Ritzer – ha perfezionato aspetti come ambienti clonati, interazioni coi clienti secondo copione, comportamento prevedibile degli impiegati e prevedibilità dei prodotti».
Vero. Indubbiamente. McDonald’s è sinonimo di un sistema fondato sulla razionalizzazione e sull’efficienza a scapito della creatività, un mondo che «non offre più sorprese».
Sì, certo. Preferisco anch’io le trattorie romane o toscane o romagnole, tutte diverse una dall’altra, in cui il cameriere instaura con il cliente un rapporto ogni volta diverso – o, per lo meno, questo è quello che percepisce il cliente,
mentre il cliente del McDonald’s percepisce il medesimo trattamento rapido ed efficiente riservato al cliente precedente. Preferisco anch’io la pasta fatta nella cucina della trattoria, il vino “quello nostro, ma buono, si fidi di me”, pasta e vino diversi in ogni singola trattoria. E un pranzo senza fretta con caffè e ammacaffè compresi, se mai su una terrazza sui colli toscani, sotto un bel pergolato con lo zibibbo. Certo, preferisco anch’io.
E forse questo è il motivo della giusta fama della cucina italiana nel mondo e contemporaneamente il motivo per cui noi Italiani sembriamo incapaci di produrre una catena di prodotti alimentari capace di competere con McDonald’s, Burger King, KFC ecc.. Come dire? Le mille trattorie italiane contro la corporation del fast food americana.

Per la Russia del tempo, però, quel McDonald’s apriva un’era. Un’era di razionalizzazione ed efficienza, di controllo di qualità e di standardizzazione. In un paese in cui l’industria produceva coperchi tutti l’uno diverso dall’altro e quindi incapaci di chiudere barattoli tutti uno diverso dall’altro, la standardizzazione costituiva un passo avanti. Non a caso la joint venture russo-canadese che aprì il primo fast food nel 1990 dovette prepararsi la strada investendo una grande quantità di soldi in allevamenti di vitelloni, aziende agricole e, soprattutto, formazione del personale.

Sì, perché in un paese in cui camerieri e inservienti erano abituati a trattare i clienti a pesci in faccia, o a cercare di
vendergli sottobanco i prodotti rubati al ristorante, in un paese in cui neanche esisteva il concetto di cliente, il sentirsi rivolgere un’apparenza di domanda cortese – “In cosa posso servirla?” – da uno dei 600 dipendenti scelti tra 27.000 giovani sovietici che si erano presentati alla selezione era già una rivoluzione.Oggi nella sola Mosca ci sono più di 80 McDonald’s, e complessivamente quelli diffusi in ogni angolo della Russia servono ogni giorno più di 600.000 clienti. Il sindaco di Mosca, il potentissimo ed efficiente Luzhkov, ha premiato con un diploma onorifico l’azienda McDonald’s per i 20 anni di attività nella città.
Alla faccia dei sociologi apocalittici.



Ultimi commenti